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THOMAS WOODROW WILSON

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La serie dei tradimenti di massa giudeo-massonici che, in questo secolo hanno portato il mondo cristiano e l’intera umanità sull’orlo dell’abisso, fu iniziata dal massone Thomas Woodrow Wilson, presidente degli Stati Uniti negli anni 1913-21.Strumento docile di Bernard Baruch e Louis Brandeis,capi della banda giudaica che spinse gli Stati Uniti alla guerra mondiale contro le potenze cristiane d’Europa,Woodrow Wilson fu autore, almeno ufficiale, del famoso programma di 14 punti della pace universale, proposto nel 1918; fu co-autore del Trattato di pace di Versailles, concepito in modo da essere il germe di una futura grande guerra; fu co-fondatore della scabrosa “Società delle Nazioni”di Ginevra (precorritrice dell’attuale ONU e filocomunista come questa). Considerato poi il costume della “venerabile” Accademia massonica di Stoccolma di concedere i suoi premi “Nobel della Pace” precisamente ai criminali che scatenano guerre o dirigono massacri di milioni di uomini come nel caso del massone generale George C. Marshall, anche Wilson fu insignito del “Premio Nobel per la Pace”.

Una carriera lubrificata

Le qualità che lo portarono alla Presidenza furono: essere massone, essere irresponsabile amico e strumento degli ebrei, aver ricevuto da essi il denaro per la campagna elettorale, ed essere affetto da deficienze psico-sessuali, come massima “prova di fedeltà” - a detta dei massoni - che lega gli uomini e impedisce loro di tradire la sètta, perché essa li ricatta con qualcosa che, se fosse rivelata, li distruggerebbe per sempre.La “carriera” di Wilson iniziò praticamente nel 1913 quando, consigliato da Baruch e da Brandeis, promise, nel caso che fosse stato eletto, di battersi per ottenere l’approvazione della Legge sulla “Riserva Federale” (avvenuta il 23 dicembre 1913)redatta dal banchiere Paul Warburg, e con la quale si ponevano le riserve bancarie degli Stati Uniti e con essi tutta l’economia americana - dominata, come è risaputo, dall’alta finanza ebraica - sotto il controllo dei banchieri cosmopoliti Rothschild, Kuhn, Loeb, Warburg, Schiff, e Lehman.Come contropartita per questo accordo, Wilson ricevette, da parte di Baruch, dei Warburg, della banca Kuhn, Loeb & Co,50 mila dollari e l’appoggio dell’intera stampa ebraica, con cui vinse la campagna elettorale del 1912.Risultato della sua elezione furono l’approvazione della “Federal Reserve Act”,che rese il popolo americano schiavo, economicamente parlando, del giudaismo, e l’entrata in guerra degli Stati Uniti, che avrebbe portato al disastro i popoli cristiani dell’Europa.Secondo lo scrittore americano Jerome Landfiel, Wilson si rese conto troppo tardi di tali tristi realtà, dopo che, avendo letto nel 1919, grazie a un pastore di Seattle, tornato dalla Siberia, i “Protocolli dei Savi di Sion” (direttive della cospirazione giudaica), nei quali si parla del ruolo della massoneria come serva del giudaismo, esclamò stupefatto: «Ora comprendo ciò che Louis Brandeis ha fatto di me e come mi ha ingannato!».Tuttavia non poté far nulla per riparare il suo errore e il suo tradimento, perché ormai prigioniero della banda israelitica di Brandeis.Louis Brandeis giunse ad essere il factotum della Corte Suprema degli Stati Uniti, sempre dominata da ebrei, che paralizza tutte le forze sane, ostili al-l’espansione comunista. Altro potente della banda ebraica che dominava Wilson era il notissimo “Consigliere” dei presidenti degli Stati Uniti, Bernard Baruch che, nel 1915 occupò il posto di capo dell’Ufficio delle Industrie di Guerradegli Stati Uniti e segnalato come il capo mondiale (invisibile) della massoneria del tempo.Baruch spese 10 mila milioni di dollari dell’America e dei suoi alleati, offrendo i migliori contratti alle sue compagnie di armamenti e compagnie ebraiche, con cui solo tra gli “eletti” rimanevano i redditi a danno del popolo nordamericano e dei popoli cristiani compromessi nella guerra fratricida, imposta loro dalla giudeo-massoneria.Altri ebrei con posti chiave, in quell’epoca oscura di tradimenti e di sangue , furono Paolo Warburg, redattore della “Federal Reserve Act”, e Eugen Meyer, proprietario del periodico filocomunista “Washington Post”, e che, durante la prima guerra mondiale, fu il capo della cosiddetta azione per il “Prestito della Libertà”.

Wilson, nei libri di storia, appare dipinto di bei colori, poiché coloro che lo hanno dipinto sono ebrei o massoni, i quali desideravano per lui il Premio Nobel. Così avviene che tutti i cospiratori, traditori e assassini giudei, o loro complici, appaiono nelle pagine della storia mistificata come eroi, e quanti li combattono appaiono con la tinta nera di “villani”.Quando sarà scritta la storia vera, su questi anni di dolore, di morte, di fango e di lacrime, molte “personalità” appariranno spoglie di ogni dignità e immersi nella propria immondezza. Così appariranno in prima fila Wilson, Roosevelt, Truman e Eisenhower, autori dell’attuale catastrofe del mondo. (Il libro risale al 1961, e non parla di coloro che sono venuti dopo... N. d. R.).

Fautore della Rivoluzione russa

Non è ancora risaputo, per esempio, che il massone Wilson fu l’uomo che diede copertura al movimento giudaico nordamericano impegnato ad appoggiare e sovvenzionare l’ebraismo russo nello scatenamento della rivoluzione comunista del 1917. Quest’azione cominciò ad assumere proporzioni allarmanti dopo il 1915. Il Servizio Segreto dell’Esercito Nordamericano ebbe informazioni precise sulle operazioni sovversive dell’ebraismo, quando si scoprì che persone e Banche ebraiche nordamericane, tedesche e di altre nazionalità, appoggiavano i rivoluzionari israeliti contro l’impero zarista.Tra le persone scoperte in questo ruolo figurano Paul Warburg, Jacob Schiff, Otto Kahn, della “Kuhn, Loeb & Co.” Wilson, tuttavia, non fece nulla per impedire l’attività eversiva degli ebrei contro un paese che era virtualmente alleato degli Stati Uniti. Si preoccupò invece di spingere il proprio paese nella guerra per facilitare la strada ai rivoluzionari comunisti russi.Primo contributo del giudaismo americano al giudaismo russo fu un credito di 48 milioni di dollari, facilitati all’impresa “Trotzky”, tramite la banca “Kuhn, Loeb & Co.” di New York. Inoltre, 278 comunisti ebrei di New York, particolarmente addestrati, furono inviati in Russia, dove, nel 1917, ebbero posti chiave nell’apparato rivoluzionario diretto da Trotzky. Questi uomini entrarono in Russia come “cittadini nordamericani”:erano ebrei emigrati dalla Russia in America, dove furono naturalizzati. Molti particolari sul modo con cui l’ebraismo internazionale preparò e scatenò la rivoluzione comunista sono pubblicati nel mio libro “La grande cospirazione ebraica e padroni e schiavi del secolo XX”.Quando, sgomenti per le proporzioni del massacro comunista in Russia, alcuni circoli occidentali proposero l’intervento degli alleati a favore delle truppe anticomuniste, che dirigevano le operazioni sotto la guida dei generali Denikin, Kolcheak, Wrangel e altri che, nel 1919, continuavano la lotta contro i bolscevichi, fu Wilson a paralizzare ogni tentativo di aiuto. Parlando dell’operato proditorio di Wilson, l’ambasciatore a Mosca, Joseph Noulens, scrisse nel suo libro “La mia ambasciata nella Russia Sovietica”:«I tentativi di emancipazione che si manifestavano negli Urali, in Siberia, nel Donez e nelle province del nord sottrassero al dominio dei sovietici la maggior parte del territorio russo. Il comunismo appariva vicino alla disfatta. È stato salvato dalle tergiversazioni dei governi alleati, dovute, in gran parte, agli squallidi interventi del presidente Wilson. Bloccando i giapponesi nel Charbin, rifiutando di aiutare i cechi quando si scontravano nel Kazan e a Ekaterinburgo, il presidente Wilson ha assicurato la sopravvivenza del regime comunista. Gli stessi bolscevichi erano convinti che l’esperienza del comunismo russo fosse ormai finita, e furono proprio loro i primi a sorprendersi dell’insperato cambio di corso degli avvenimenti».L’azione di Wilson si manifestò paralizzando, per ben sei mesi, (gennaio-giugno 1919) l’azione del cosiddetto “Supremo Consiglio dei Cinque” che poteva prendere una decisione a favore degli anticomunisti. Salvata una volta l’opera dei giudei, i successori di Wilson, Roosevelt, Truman e Eisenhower dovevano occuparsi di difenderla e rafforzarla al punto che oggi gli Stati Uniti stessi, sempre dominati dagli ebrei e dai massoni, subiscono la minaccia di distruzione da parte del bolscevismo salvato da Wilson nel 1919.

Conferme e riconoscimenti

Ecco l’avviso pubblicato nel bollettino settimanale delle logge della regione parigina il 1° novembre 1918, nel quale si annuncia una conferenza della Gran Loggia“La Fedeltà”, rue de Puteaux 8: «Domenica 10 novembre 1919. Il fine della diplomazia segreta per la politica delnostro fratello presidente Wilson. Conferenza del F. Lucien La Fouyer, già deputato di Parigi, ecc.».Un altro documento: un telegramma, inviato dalla Loggia di Algeri, a Wilson nel 1918, il cui contenuto apparve nel periodico “Dépeche Algérien” del 30 dicembre 1918, giunto al segretario di Wilson. Il telegramma dice: «I Fratelli algerini al fratello Wilson. Il Comitato di vigilanza e di azione massonica di Algeri ha votato l’invio del seguente telegramma al Presidente Wilson: “Nel momento del vostro arrivo in Francia i massoni delle quattro Logge di Algeri, riuniti in sessione plenaria la domenica 8 dicembre, inviano al loro illustre fratello Wilson i loro omaggi più fraterni e le più vive felicitazioni per la sua azione massonica nella guerra per il diritto e la libertà dei popoli”».A questo telegramma, i fratelli algerini ricevettero la seguente risposta del segretario di Wilson: «Parigi, 17 dicembre 1918. Il Presidente mi ha ordinato di trasmettere loro la sua profonda stima per le cortesi parole di benvenuto contenute nel telegramma del 13 dicembre».Altre chiare referenze sulla filiazione massonica di Wilson sono apparse nel volume: “La pace delle nazioni e la religione del futuro” del massone A. Loisy, pubblicato a Parigi il 1° giugno 1919 sul periodico francese “Les Gaulois du Dimanche” e sulla “Rivista Internazionale delle Società Segrete” del 1913.Quando Wilson se ne andò, dopo aver “servito” il “suo” popolo per otto anni, gli ebrei giudicarono necessario rendergli essi pure un omaggio pubblico. Sotto il titolo: “Omaggi a Wilson” incontriamo, nel periodico di Parigi “Le Peuple Juif”, dell’11 marzo 1921, a p. 6, quanto segue:«Nel momento in cui l’ex Presidente degli Stati Uniti trasmette ad altre mani la direzione degli impegni della Grande Repubblica, noi Ebrei abbiamo il dovere di salutare fervidamente questa nobile figura che ha occupato in un momento dato, con quale grandezza e dignità, la scena del mondo. Per l’influsso esercitato da Wilson sugli avvenimenti del suo tempo, che si ripercuoterà per molte generazioni, Wilson è un vero eroe, nel senso attribuito da Carlyle a tale parola. Egli ha esercitato il suo influsso, sia per la parte che ha svolto nell’entrata in guerra dell’America, sia per le idee che fece prevalere come base delle discussioni di pace. Egli si è servito della giustizia e del diritto che intendeva porre come formidabile forza degli eserciti americani, e tale giustizia e diritto volle che fosse fondamento dei popoli. La storia dirà in che misura lo ha conseguito; però, attualmente, è dimostrato che egli è un signore, un carattere, una coscienza». Non faccio commenti a questa ben meritata sequela di elogi ebraici al traditore massone Presidente del Nordamerica cristiano. La storia ha ormai verificato i risultati della sinistra azione sleale di questo signore.

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