CHIESA VIVA

La verità vi renderà liberi ...

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Primo incontro col Dragone

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A diciott’anni, Clotilde si reca a Costantinopoli per ritrovare suo padre. Membro della Grande Loggia Massonica di Costan-tinopoli, suo padre, messa al corrente la figlia sulle circostanze che lo portarono ad entrare nella Massoneria, conduce, un giorno, la figlia in Loggia, in apparenza per soddisfare la sua curiosità, ma, in realtà, per un ordine ricevuto dall’alto.

In mezzo alla Loggia, d’improvviso miarrestai, sorpresa; quantunque mio padre si sforzasse di distogliermene, rimasi come bloccata dinanzi ad una bestia strana, di marmo bianco, distesa su un piedistallo, in un’attitudine minacciosa. Uno scettro e una corona spezzati sotto le sue zampe anteriori, e una tiara sotto le zampe posteriori: con sette teste, a volto quasi umano; alcune sembravano di leone senza però rassomigliarvi; altre con delle corna. Una vita strana, indefinibile, emanava da quel mostro, il cui multiplo sguardo sembrava essersi avvinto al mio e mi affascinava...

“E’ il Dragone - disse mio padre con voce sorda - qui, lo chiamano Idra, l’Idra della cabala e degli Illuminati.” E mi trae-va seco.

Al di là del mostro, sulla parete, vedo un quadro gigantesco che copriva il fondo della sala per due terzi. Era il ritratto di Mazzini, capo supremo della antica Car-boneria, poi del Consiglio dei Maestri perfetti, donde certamente si era originata questa nuova sètta di Illuminati superiori, che presiedeva, a sua volta, su tutti i massoni dei gradi inferiori.

Mazzini, ritto, s’appoggiava a un Dragone, come quello della sala.Teneva in mano una corona regale, da cui sembrava strapparne a una a una le gemme, con un ghigno sarcastico e crudele. Ai suoi piedi, il suolo era cosparso di crani, ancora coperti o di mitria o di diadema.Ma, sopratutto, quello che penetrò la mia immaginazione come un dardo di fuoco fu che, dietro il tribuno, si ergeva una donna, fluida e bianca, che con una mano porgeva a Mazzini una coppa piena di sangue sino all’orlo, e nell’altra teneva un globo terrestre; al piede si avvinghiava un serpente.Mazzini indossava un magnifico costumeche, poi, ho veduto essere quello del Grande Oriente delle Grandi Logge degli Illuminati.

Consapevole di una sorte che sentiva esserle assegnata, Clotilde accetta passivamente il corso degli eventi, coltivando il desiderio nascosto di potersi vendicare un giorno di tutti. Lo spettacolo meschino del padre, che intuisce di poter sfruttare la futura posizione della figlia per soddisfare le proprie ambizioni, fa svanire definitivamente la speranza di Clotilde di poter ritrovare un minimo di affetto paterno.

Che bassezza di sentimenti, in lui, nell’un caso o nell’altro! A quali meschini baratti sacrificava l’amore e la protezione per una figlia che aveva appena ritrovata!

Dopo quella notte, in cui ero pazza di collera, attutita dal tempo, l’odiavo meno mio padre; ma quanto lo disprezzavo di più! Un disgusto profondo, irrimediabile; uno spasimo insistente nel cuore mi allontanavano da lui, e una freddezza senza nome mi separava da mia madre, glaciale e avara anche lei.

Mio padre, questo gaudente, questoprodigo senza alcun ideale, non valeva più di mia madre. Sì, occasione data, per mezzo suo, salirò alle sommità, al vertice, ma sarà senza vantaggio per lui, e questa sarà la mia vendetta!

In una successiva visita alla Loggia, Clotilde viene presentata al Sultano Ahmed Pascià, Grande Oriente della Grande Loggia.

Eravamo soltanto sei convitati, e lì fu un pranzo di buona società, solo che ci fu un pò di eccesso nei vari vini. Alle sei del mattino si beveva ancora, nonostante tutte le prescrizioni del Corano.... Ahmed Pascià era totalmente ubriaco, e a poco a poco il festino volgeva all’orgia. Inqualificabili proposte si andavano facendo e potetti ben distinguere, in una sala accanto, preparativi da bordello. Scoraggiata, feci cenno a mio padre, che fortunatamente non aveva perso il suo sangue freddo, e uscii con lui senza salutar nessuno. Per via, nessuna riflessione gli feci su quello che avevo veduto e credo che lui ne sia stato contento. I suoi amici avevano veramente sorpassato ogni ritegno, e lui dovette rendersi conto che io ormai capivo bene dove lui, con le proprie mani, voleva precipitarmi: in un ambiente veramente schifoso.

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