CHIESA VIVA

La verità vi renderà liberi ...

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La Grande loggia Ottomana degli illuminati

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Nata in Italia da una famiglia ragguardevole, or rivedevo confusamente il dramma abbattutosi in casa, quando ero piccola: una madre felice, un padre sorridente; poi, una sera, una sera come questa, e per le stesse cause, era scoppiata una scena violentissima tra i miei genitori, dinnanzi ai miei sguardi terrorizzati.

Il giorno dopo, a tre anni e mezzo, non avevo più padre: se n’era fuggito in capo al mondo, e ciascuno si adoperò a rappresentarmelo quale Orco spaventoso e brutale. Ma oso dire anche che non avevo più neppure una madre, perchè mia madre incominciò ad odiare in me l’uomo che aveva amato e del quale io perpetuavo in casa il ricordo amaro.

La piccola Clotilde Bersone non conobbe più quel duplice sorriso che s’inchinava sulla sua culla all’alba dei suoi giorni; fu soltanto il rifiuto di due amori trasformati in odio furioso.

Ben presto, nella vita di mia madre, più che uno spiacevole ricordo, divenni addirittura un ingombro. Certamente ella pensava di crearsi un nuovo focolare, e la mia presenza la intralciava; pensò quindi di sbarazzarsi del testimone ingombrante e, a otto anni, fui messa in un Collegio Internazionale della penisola: una specie di monastero ultra-laico, do-ve, se posso così dire, si perfezionò la mia educazione. La nozione del Soprannaturale mi appariva impensabile, e Rousseau, Voltaire e altri filosofi italiani mi avevano condotta ai confini del liberopensiero, cioé al materialismo più radicale; l’uomo proveniva, per evoluzione, dalla scimmia per ricadere nel nulla: la morale, una convenzione sociale, cui sfuggono le grandi anime.

L’educazione senza Dio, in collegio, la fredda e distante premura di mia madre non erano riuscite ad appagare il bisogno ardente d’affetto che mi divorava, e rimanevo abbandonata completamente agli assalti dell’orgoglio, alle nausee amare, il cui parossismo arrivava sino all’odio e ad una terribile volontà di vendetta contro tutti coloro che mi attor-niavano.

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