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La "Nuova Chiesa" dedicata a S.Padre Pio

Una vista frontale della “nuova chiesa” dedicata a San Padre Pio, in San Giovanni Rotondo (Foggia) – Italia

 

Iniziata il 19 gennaio 1996, la “nuova chiesa” dedicata a S. Padre Pio è stata progettata dal 62enne architetto genovese Renzo Piano, considerato il più importante tra gli italiani e insignito, nel 1998, del premio Pritzker (il Nobel dell’architettura).

Mons. Crispino Valenziano, componente della Pontificia Commissione per i Beni Culturali, invece, ha seguito dal punto di vista liturgico e teologico questo imponente lavoro, e parla con entusiasmo di questa esperienza che, secondo lui, offre l’occasione di «inserirci, come Chiesa, nel contesto dell’arte moderna, pur recuperando quel rigore tematico caratteristico di altre epoche. Epoche in cui la simbiosi tra arte e mondo religioso era pressoché totale e totalizzante, come nel Medioevo».

«Anche se all’inizio - continua mons. Valenziano - l’ispirazione di Piano si riferiva alla forma classica dell’anfiteatro greco, con il passare del tempo, il progetto si è via via caricato di espressività»1.

«Pur essendo un uomo orgoglioso - spiega ancora Valenziano - Piano ha saputo ascoltare, come pochi altri, le indicazioni funzionali legate al luogo di culto. E, in questo, ha dimostrato una grande umiltà». A conferma di questa umiltà, Renzo Piano, a un giornalista che gli chiedeva se, dovendo progettare una chiesa con tutti i vincoli liturgici e teologici che essa comporta, si sentisse meno libero nella sua creatività, rispose: «Libero? Guardi che per un architetto la libertà non è un grande regalo. Io ringrazio il cielo quando mi danno indicazioni precise: sono come i quadretti sul grande foglio bianco che è il progetto»2.

In un altro articolo, Mons. Valenziano ci garantisce che «con l’unica eccezione del Crocifisso di stile francescano seicentesco, che verrà collocato nella Cappella della Penitenza, tutte le altre opere rispecchieranno la sincera religiosità di tanti artisti contemporanei che si sono dedicati al sacro»3.

E ancora ci informa: «Credo sia essenziale non imporre una tipologia alle chiese. Una cosa è il gusto del bello o la tradizione (le chiese fatte secondo certi canoni generali), un’altra è il credere che le chiese siano un dato statico, legato in eterno a un preciso standard» 4.

In un altro articolo, però, Mons. Crispino Valenziano ci viene presentato come il consulente liturgico “le cui indicazioni spinsero l’architetto Piano a rivisitare il progetto iniziale, per renderlo «modello per tutte le chiese che si progetteranno da oggi a cinquant’anni»5.

Ora ci domandiamo: perché se Mons. Valenziano crede che le chiese non debbano essere “un dato statico” vuole imporre questo modello di chiesa per i prossimi 50 anni?

Esprimendoci liberamente, diremmo: che confusione! Ma l’argomento è troppo serio, quindi, abbiamo voluto documentarci e ci siamo sentiti edificati nel leggere le parole del famoso storico di architettura religiosa, Erwin Panoftsky, il quale, in una sua famosa opera, scrisse: «Esiste un intimo legame tra il modo di costruire una chiesa e il modo di pensare e di vivere degli uomini. Vivere al di fuori del cristianesimo, o in una forma alterata o secolarizzata di cristianesimo, produce più o meno gli stessi risultati. Si deve affermare che quanto nasce da artisti e architetti non cristiani potrà essere anche molto interessante, ma NON SARà MAI ESPRESSIONE DEL CRISTIANESIMO»6!

Siamo, però, ripiombati nel dubbio quando abbiamo letto, su una rivista recente, la sentenza di un altro famoso storico di architettura, lo svizzero Kurt W. Forster, che ha insegnato negli Stati Uniti, per oltre 25 anni, nelle università di Yale, di Stanford e del Mit. In un articolo dal titolo “Ai grandi architetti non serve la fede”, alla domanda: «Professor Forster, un razionalista laico, come Renzo Piano, affronta il cattolicesimo dei miracoli, che cosa ne uscirà?», risponde: «L’incongruità è solo apparente. (...). Per l’artista non è necessario identificarsi. Grandi architetti hanno affrontato con successo questi temi (...). Per Piano è solo un’altra sfida. Un uomo di profonda esperienza laica può dare verità a fenomeni che razionalmente non capiamo. Il Big Bang sostituisce il racconto della Genesi: è il nostro mondo»7.

A questo punto, ci siamo domandati: si affida il progetto della chiesa cattolica che, dopo San Pietro è la più grande del mondo non a un architetto cristiano ma ad un “razionalista laico”, a un “uomo di profonda esperienza laica” che, “senza fede” e “senza identificarsi”, riesce adare verità a fenomeni che razionalmente non capiamo”.

Ma... quell’uomo era lo stesso che seguiva umilmente le “indicazioni precise” che gli venivano impartite, e che era persino felice di privarsi della sua libertà d’espressione creativa quando si dedicava ad un progetto. Ma allora, ci chiediamo: di chi saranno l’espressione creativa e le “verità” che sono state impresse nella sua opera?

La confusione ci sembra totale... però, una cosa importante ci sembra di averla capita: “il racconto della Genesi è stato sostituito” dal “Big Bang”, dottrina, questa, che ha la sottile pretesa di eliminare Dio Creatore da quello che Forster chiama: “il nostro mondo”!

A negare la creazione dal nulla vi è solo un altro “mondo”: quello che fa della guerra al soprannaturale il suo unico “dogma”: il mondo Ebraico-Massonico! Grazie, dottor K.W. Forster!

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1 Cfr. “Luoghi dell’infinito”, - Inserto illustrato di Avvenire - Settembre 1998, p. 23.

2 Cfr. “Luoghi dell’infinito”, - op. cit., pp. 24-25.

3 Cfr. “Luoghi dell’infinito”, - op. cit., p. 25.

4 Cfr. Crispino Valenziano, “Architetti di chiese”, citato nell’articolo de: “Il Giornale”, 25 giugno 1999, p. 19.

5 Cfr. “Famiglia Cristiana”, n° 10, 2002, p. 33.

6 Cfr. Dizionario “L’Architettura sacra”, p. 2.

7 Cfr. L’Espresso”, 24 ottobre 2002. p. 171.

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